A cura di Amerigo Brunetti.

 

Conoscere le regole teoriche di un movimento corretto non significa saper correggere gli errori.

Ci perdiamo sempre nel “come andrebbe fatta un’alzata”, ma un allenatore ha a che fare con persone reali, con problemi reali e non idealizzati.

Durante lo Squat:
– peso a centro piede
– schiena che non flette
– zona alta della schiena senza accumulo di tensioni
– core stabile
– movimento controllato in ogni sua porzione

Queste le sappiamo tutti. Ottimo.

Quindi, studiate queste regolette, so come correggere uno Squat?
Se la schiena di un soggetto flette, gli dico “schiena dritta” ed è tutto risolto?
Se le spalle si antepongono durante la Panca, gli dico “ tieni le scapole” ed è tutto risolto?

Lasciatemelo dire: “Cazzo, no!”

Ad un errore di movimento NON deve essere associato l’input contrario, o il divieto.
Magari quell’errore parte da molto più lontano, e stai guardando solo la punta dell’iceberg.

Un bravo allenatore non deve solo sapere.
Per quello ci sono i libri. Per quello c’è Google.

Un bravo allenatore DEVE SAPER CORREGGERE.

Per saper correggere devi aver ELABORATO le informazioni teoriche, devi averle fatte tue, devi aver capito lo logica che c’è dietro.

E devi capire come funziona il sistema nervoso e il suo nesso con l’aspetto psicologico.

I dati inseriti, ovvero gli input di correzione, vanno resi compatibili col processore.
Letti e interpretati dall’allievo.

Un allenatore DEVE diventare abile nel fare questo.
DEVE, altrimenti è un esperto teorico.

 

ANALISI, CORREZIONE E INPUT

 

In questo articolo voglio fare una serie di esempi con l’utilizzo di alcuni video di ragazzi che alleno.
Video in cui sono presenti errori.

Individueremo l’errore, stabiliremo una ideale esecuzione corretta, e verranno indicati gli input che, con buona probabilità, ci avvicineranno ad essa.

Ogni video sarà quindi seguito da:
–              individuazione errore
–              movimento ideale in base alle caratteristiche del soggetto
–              input per ottenerlo

Partiamo con il primo.

VIDEO 1

 

 

Davide Bettiol

  • PROBLEMA
    – Durante la seconda ripetizione, il bilanciere si muove in avanti in accosciata
    – La conseguenza è una necessità di bloccare l’avanzamento del bilanciere tirando indietro con la schiena. Il bacino si alza prima del busto, ed ad alto carico risulta limitante
  • MOVIMENTO IDEALE
    – Bilanciere che non si muove sul piano sagittale
    – Contatto costante col bilanciere
  • INPUT
    – Lascia scorrere, pancia morbida quando sblocchi per scendere (permette di limitare l’inclinazione)
    – Calma in basso
    – Aspetta che il bilanciere salga da solo
    – Non spingere il bilanciere fino a metà risalita (permette di sfruttare l’accumulo elastico maturato in discesa, dando linea all’alzata),

 

VIDEO 2

 

 

Anna Manenti

  • PROBLEMA
    – Eccessiva inclinazione in avanti durante l’accosciata
    – Perdita di controllo in basso, con bilanciere che perde la linea verticale e si muove sul piano sagittale. (Quest’ultimo problema si riscontra già al momento dello sblocco).
  • MOVIMENTO IDEALE
    Tronco più verticale, bilanciere che si muove secondo una linea retta perpendicolare al pavimento.
  • INPUT
    – Lascia scorrere il bilanciere nel primo tratto
    – Il bilanciere diventa leggero nel primo tratto di discesa
    – L’addome si rilassa quando inizi a scendere, il bilanciere ti guida

VIDEO 3

 

 

Edoardo Bertellini

  • PROBLEMA
    – La traiettoria del bilanciere è spezzata in due segmenti. Da inclinata si trasforma in verticale
    – Spalle che si alzano quando il bilanciere è a pochi cm dal petto, in discesa
    – Scapole in tentativo di adduzione, ma non depresse
  • MOVIMENTO IDEALE
    – Traiettoria inclinata ma rettilinea
    – Scapole vincolate allo schienale, e NON forzate in adduzione in partenza (questo limita la mobilità dell’omero)
    – Spalle sotto al bilanciere anche nel momento in cui tocca il petto: non si devono alzare
  • INPUT
    – Allunga l’addome durante il setup. Mantienilo sempre allungato
    – Scapole libere e petto alto, SENZA PERCEPIRE RIGIDITA’ dietro
    – Quando stacchi il bilanciere, la sensazione di stretching sull’addome aumenta
    – Per scendere, il bilanciere diventa leggero sulle mani
    – Il bilanciere non è mai pesante in mano, lascialo defluire sui piedi
    – Quando arrivi al petto, il bilanciere pesa zero. (Questa cosa sviluppa la tendenza a distribuire uniformemente il carico tra mani e piedi che stabilizzano)

 

L’esito è una cosa del genere:

 

 

 

VIDEO 4

 

 

Arturo Busetto

  • PROBLEMA
    – incertezza nel setup, posizione innaturale e scomoda
    – non si sfrutta il pavimento come piano di forza
    –  in salita: inclinazione del tronco in avanti congiunto a tibie che scappano indietro
    – alzata muscolare, insostenibile ad alti carichi (immaginiamo 50kg in più)
  • MOVIMENTO IDEALE
    – per soggetti con busto lungo e femore corto, lo stacco non deve vedere oscillazioni del tronco sull’asse sagittale.
    L’inclinazione della schiena non si deve accentuare durante la salita. Cosa invece concessa ai longilinei
    – alzata che si risolve in un’unica fase, senza spezzare in due il movimento
  • INPUT
    – utilizza il pavimento come piattaforma stabile
    – non spingere: alzati dal pavimento
    – mantieni il pavimento con percezione inalterata da inizio a fine movimento
    – piedi leggeri durante il setup (permette di non irrigidire le gambe)
    – non pensare al bilanciere: in mano non hai niente

 

Anche qui, ecco l’evoluzione, stesso carico:

 

 

 

VIDEO 5

 

 

Antimo Cembalo, stacco da rialzo.

  • PROBLEMA
    – Perdita delle curve fisiologiche della colonna
    – Troppa attenzione a sollevare il bilanciere
    – Manca focus sull’essere in appoggio sul pavimento da inizio a fine ripetizione
    (Il pavimento è ciò che permette al corpo di generare forza e – a cascata – di stabilizzare la schiena IN MODO AUTOMATICO).
  • MOVIMENTO IDEALE
    – Schiena che mantiene le curvature fisiologiche
    – L’inclinazione del busto rimane identica da inizio a fine movimento, senza “buttarsi indietro” o “perdere avanti”
    – Spalle che non tirano avanti il busto (chiudendolo a riccio), ma che scaricano il peso sul tronco secondo il suo asse longitudinale
  • INPUT
    – Pavimento piatto sotto al piede, SEMPRE inalterato
    – Il bilanciere non diventa pesante a metà alzata
    – Il peso del bilanciere defluisce sui piedi
    – Le gambe sono il tuo supporto per tutta la salita
    – SPINGERE CON LE GAMBE E’ UN INPUT SBAGLIATO

 

Nel seguente video, si noti come gli input forniti aiutino Antimo a modificare l’assetto, migliorandolo col passare delle ripetizioni.

 

 

La soluzione è rifiutare gli schemi standardizzati, andando oltre la “regoletta” imposta.

L’allenamento non è conoscere i libri.

E’ usare i libri come strumento per un risultato reale.


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